Un amore che ci segue nel tempo – Francesco Giudiceandrea

Estate, in partenza per il consueto periodo di pausa. Come ogni volta portiamo con noi, fra l’altro, ciò che non si ha avuto tempo o la concentrazione di leggere durante l’anno ma anche quelle letture che invece ci hanno accompagnato per un più o meno lungo periodo, quale segno tangibile di quella parte piacevole della nostra quotidianità che seguita a rallegrarci nel nostro girovagare o nel conquistato ozio letterario. A questo secondo gruppo di oggetti che mettiamo nella nostra valigia prima ancora di quanto in apparenza potrebbe apparire più necessario, appartiene il libro pubblicato da Paolo Isotta nel 2015 per i Nodi di Marsilio “Altri canti di Marte”, sul mio comodino da ormai lungo tempo, stropicciato e pieno di foglietti secondo quanto la miglior tradizione riserva a questo genere di letture. Il volume scelto nasce da un iniziale progetto di revisione ed ampliamento di un testo precedente “La virtù dell’elefante” ma sviluppato poi gradualmente come accade talvolta con le conversazioni che prendono un loro procedere autonomo e imprevisto, fino ad assumere per ampiezza e contenuti una propria autonomia editoriale, tale da indurre il notissimo musicologo a pubblicarlo separatamente.

Già nel titolo, tratto da un sonetto di Giovan Battista Marino sono molto chiare le intenzioni dell’autore. “Canti” è infatti un congiuntivo esortativo attraverso il quale “Altri” sono invitati a cantare di imprese guerresche e delle loro nefaste conseguenze distruttive. Il libro parlerà per converso solo dell’amore per la musica e più in generale per la vita, come se la musica stessa fosse una imprescindibile chiave di lettura del mondo intorno alla quale ruotano tutte le altre arti, la vita privata, la riflessione politica. Narrando in prima persona con uno stile molto originale, tecnico senza cadere nel tecnicismo, ricercato ma senza gratuite e vane esibizioni, che unisce esperienza vissuta, educazione ricevuta ad una solida e autonomamente meditata conoscenza di quanto viene raccontato, Paolo Isotta ci guida attraverso diciotto capitoli in mondi ed atmosfere spesso lontani tra loro, proponendo e alternando con il ritmo apparentemente disinvolto di una conversazione ma sapientemente calibrato, aneddoti, giudizi, riflessioni, analisi e commenti. Di particolare interesse le pagine dedicate al Parsifal di Wagner e meritevoli di plauso per la scelta prima ancora che per i contenuti soprattutto quelle sui compositori e gli interpreti del novecento italiano eseguiti o ricordati solo sporadicamente quando non apertamente ed immeritatamente denigrati in una sorta di autolesionistica, cieca e provinciale damnatio memoriae che ha pervaso con differenti declinazioni la cultura italiana dominante dal dopoguerra ad oggi. Alcuni giudizi potranno risultare eccessivi nel male quanto nel bene e in sostanza talvolta sono anche tali. Tuttavia paiono sempre essere frutto di una modalità “amorosa” di porsi in relazione con la materia e spesso sono frutto in maniera anche dichiarata di amori sbocciati o traditi, tali dunque da far scaturire emozioni forti ma mai insensate o vilmente di parte. “Altri Canti di Marte” è un libro la cui lettura può essere affrontata anche per capitoli separati, da rileggere e da accompagnarci appunto nel tempo. Non ultimo, un libro da consigliare anche ai non addetti ai lavori poiché si rivolge al lettore in modo nuovo quale interlocutore pensante e non quale soggetto passivo da illuminare, condizionare o elevare, costituendo una originale chiave di lettura non solo della vita musicale ma soprattutto in maniera più ampia di quella culturale di quegli anni che gli studi o le esperienze di vita dell’autore hanno avuto la sorte di attraversare con sguardo acuto e in fondo divertito. – Francesco Giudiceandrea.

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